La periostite tibiale nel runner

La periostite tibiale rappresenta un processo infiammatorio del periostio tibiale, spesso dovuto a microtraumatismi prolungati nel tempo.

Il periostio è una membrana connettivale che riveste l’osso e che svolge una funzione trofica e di protezione. Frequente negli sportivi, soprattutto nei podisti, ne soffrono soprattutto i fondisti e gli sprinters.

Tra i fattori predisponenti ricordiamo il sovrappeso, un eccessivo carico negli allenamenti, disordini posturali come una dismetria degli arti inferiori o la presenza di piede cavo e pronato, la corsa su terreni troppo duri, le calzature non idonee.

Chi coinvolge

E’ un’infiammazione che coinvolge i prevalentemente l’amatore che passa dalla corsa domenicale ai tre allenamenti settimanali e il primo fatidico traguardo dei 10 chilometri.

Le tibie non sono abituate all’impatto prolungato che avviene “saltellando” sull’asfalto, magari con una tecnica di corsa poco idonea, spesso caricando male sulle gambe o con scarpe non proprio adeguate (a volte anche molto scariche o usurate dimenticate nella scarpiera o usate per la palestra) e magari con qualche chilo di troppo in corpo. Quando il fastidio scompare, se curato bene, la ripresa del carico su un osso che ha “memorizzato” l’impatto sul terreno dovrebbe farlo stare alla larga.

La periostite tibiale può manifestarsi sia nel runner amatore che professionista

Ma coinvolge anche il runner più esperto ed evoluto che incrementa notevolmente i carichi. Altri fattori predisponenti sono l’associazione del running con altri sport da impatto come il calcio, il calcetto, il basket ad esempio.

Come si manifesta

La patologia è caratterizzata da dolore sulla regione mediale della tibia a circa 5-10 cm dal margine superiore del malleolo interno che si irradia posteriormente coinvolgendo il tibiale posteriore  e il muscolo soleo (periostite posteriore), o anteriormente coinvolgendo proprio il tibiale anteriore (periostite anteriore).

Nelle fasi iniziali si presenta sotto carico, se la patologia si cronicizza può essere presente anche a riposo limitando non solo l’attività sportiva ma anche le normali attività quotidiane. Alla palpazione della regione si riscontra dolore ed è possibile rilevare una tumefazione.

Si manifesta maggiormente nei primi passi di corsa a freddo per poi sparire o attenuarsi nel corso dell’allenamento e determinare poi maggiore dolore alla fine dell’attività sportiva ad alto impatto. Durante i salti, la caduta al suolo genera dolore. Spesso è bilaterale con sintomatologia più intensa dal lato dell’arto “più debole”.

La periostite tibiale nel runner è spesso bilaterale…

Negli sprinter, capita che proprio durante l’arresto l’atleta avverta un dolore molto forte in tale regione tale da costringerlo a zoppicare per qualche minuto.

La diagnosi

La visita specialistica è indispensabile per differenziare la patologia da altre condizioni, come ad esempio la frattura da stress che può anche generarsi come complicanza di una periostite mal curata,  o la sindrome compartimentale con ridotta ossigenazione dei tessuti miofasciali e conseguente stress o ancora la sindrome del tibiale anteriore in cui esiste un sovraccarico meccanico prolungato su questo muscolo (vedi ad esempio chi effettua lunghi allenamenti in salita).

Se il dolore non si attenua una radiografia o meglio ancora una risonanza magnetica (a volte i semplici raggi non bastano) diventa un esame imprescindibile per capire se è presente anche una frattura.

La terapia

Vi sembrerò monotono ma indispensabile un periodo di riposo di almeno per 20-30 giorni.

In tale periodo la crioterapia, gli ultrasuoni o la tecarterapia possono alleviare il dolore. Si può associare la mesoterapia, il trattamento manuale e lo stretching. In questa fase comunque si possono svolgere attività a zero impatto come il nuoto o la bici per mantenere una buona condizione aerobica.

La prima cura alla periostite tibiale nel runner è il riposo

Superata la fase acuta utile rinforzo muscolare dei muscoli tibiali e del soleo. Indispensabile ritornare all’attività sportiva in maniera graduale, utilizzando calzature ben ammortizzate, evitando carichi eccessivi o competizioni troppo ravvicinate, prediligere terreni morbidi per i primi allenamenti.

Bisogna cercare di correggere la causa che ha determinato l’infortunio e non solo spegnere i sintomi. Nell’atleta, che sia esso un professionista o un amatore, il “non potersi allenare” rappresenta una frustrazione anche dal punto di vista psicologico ma è importantissimo, ai fini del risultato terapeutico, rispettare i tempi di recupero.

Spesso, in queste condizioni da sovraccarico, il riposo rappresenta la cura più importante.

 

L’articolo è stato scritto per RunTips.it dal Dr Francesco TomaselloMedico Chirurgo specializzato in Fisiatria, Agopuntura e Mesoterapia antalgica. Esperto nella prevenzione e trattamento delle patologie da Running.

Per info e contatti, visita la pagina Fb DoctorRun o scrivi a tomasellofrancesco@libero.it

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