La mia Maratona di New York… di Luigi Pratesi

“Quindi vieni a New York con noi?” E da una semplice domanda nasce una delle esperienze più belle provate finora.

Da bambino, da adolescente ma direi anche fino a un paio di anni fa, come la maggior parte della popolazione planetaria, includevo la maratona nel folto mucchio di esperienze folli quanto inutili da tentare nella vita di un uomo. Ed iniziando il mio percorso di “runner”, lentamente e controvoglia, ho continuato a vederla così. Ma è durato poco.

Un regalo inaspettato…

Quando mi fu posta quella domanda, nella primavera del 2017, la mia prospettiva cambiò da un secondo all’altro. E cambiò anche la mia concezione di corsa, avendo nelle gambe lunghezze massime di 14 km fatti con molta fatica e spesso alternando camminata e corsa.

La proposta venne dall’AD dell’azienda per cui lavoro, il Consorzio Intrasecur Group, una sorta di premio che prevedeva la copertura di quasi tutte le spese relative a viaggio, soggiorno e pettorale. Tutto a un tratto mi resi conto che avevo poco meno di 6 mesi per passare dai miei 10km ai 42,195 di asfalto Newyorkese che mi attendevano quel 5 novembre.

Quanto costa?

Andare a New York è costoso di per sé. Nel periodo della Maratona lo è forse un pochino di più. Passare 3 notti e 4 giorni nella Grande Mela, compreso il pettorale, ha un costo che varia dai 1.500 ai 2.500 euro, pasti esclusi.

Andando nello specifico potremmo dividerli così:

  • Pettorale dai 300 ai 500 euro, dipende dal periodo di acquisto, dal tour operator e da eventuali promozioni;
  • Hotel dai 150 ai 400 euro a notte (si va dall’ostello ai tre/quattro stelle a Manhattan);
  • Volo, dai 600 ai 1.000 euro.

La mia maratona è costata circa 2.400 euro, pernottando nell’Hotel “Double Tree By Hilton”, un bel tre stelle a due passi da Times Square sulla 40th Street fra la 8th e la 9th Avenue.

Consiglio vivamente di pernottare a Manhattan. Stare in un raggio di massimo 20/30 minuti a piedi da Central Park vi eviterà spostamenti scomodi una volta finita la gara.

Direzione New York City

Non avevo mai avuto occasione di passare più di quattro ore in aereo e pensavo che le circa nove ore per la tratta Roma-NYC sarebbero state infinite, specie perché sarei partito da solo.

Niente di più falso!!

L’aereo era pieno di altri avventurosi runners viaggiatori, l’emozione e l’adrenalina crescente che si respiravano mi hanno fatto letteralmente “volare”.

Arrivati a terra, veniamo rapidamente prelevati dal nostro pullman, per essere condotti ai rispettivi alberghi. Giusto il tempo di posare la valigia ed esco immediatamente. Sono a Manhattan!

Traffico, luci, suoni, odore di street food sono ovunque intorno me. Tra Times Square e Central Park decine di corridori facilmente riconoscibili da maglie, orologi gps, scarpe da corsa. Un clima fantastico!!

Vuoi mangiare qualcosa? No problem!

Una delle cose che più mi ha colpito è stata la possibilità di mangiare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Ad ogni angolo quei carretti degli HotDog ti chiamano e non puoi trattenerti, devi assolutamente provarli. I profumi nell’aria sono i più vari, sempre accompagnati dai suoni incessanti della città. Difficile definire quante attività dedicate alla ristorazione ci siano a Manhattan.

Con un gruppo di amici decidiamo di andare a cena in un ristorante messicano nel Bronx. Nemmeno a dirlo, cena eccezionale in una cornice particolarissima, accolti in questa attività di famiglia che ci ha proposto delle assolute prelibatezze a costi accessibili per lo standard della città. Un posto per locali, praticamente sconosciuto ai turisti e frequentato, per la maggior parte, delle comunità messicane di zona. I consigli dei residenti riescono sempre a regalare sorprese graditissime.

La mattina seguente mi sveglio ansioso di godermi New York City. È l’alba del giorno che precede la maratona.

Preparo lo zaino con acqua, integratori, powerbank per non far morire l’iPhone e mi imbarco in quella che sarà la più lunga passeggiata della mia vita.

Il ritiro del pettorale

A metà mattinata riesco a ritirare il pettorale presso il TCS New York City Marathon Health and Fitness Expo che è allestito al Jacob Javits Convention Center (come raggiungerlo), tra la 11th Avenue e la 35esima strada di Manhattan. All’interno dell’Expo c’è il Marathon Store con centinaia di espositori provenienti da tutto il mondo dove si possono acquistare souvenir, gadget, articoli sportivi ma anche fare domande per la gara, consulenza sanitaria e medica. Il tutto accessibile anche ai non iscritti alla Maratona.

Il ritiro del pettorale alla NY Marathon RunTips

Foto di rito…al ritiro del pettorale!!

Il pasta party

Al termine dell’immenso giro turistico (oltre 30 km!!) e dopo un breve momento di riposo, mi preparo alla serata, proposta e offerta dall’organizzazione. Al Marathon Pavillion, nel cuore di Central Park, è stata allestita una grandissima area per il Pasta Party a cui sono invitati tutti i partecipanti. Non te la puoi perdere, specie se sei alla prima esperienza!!

All’ingresso una folla incredibile, gestita sapientemente e senza code interminabili. La cena è buona, penne rigate al pesto e penne rigate al sugo, petto di pollo alla piastra, verdure, frutta e un muffin.

Lunghissime tavolate in cui si mangia tutti insieme davanti al maxi schermo che scandisce le poche ore che mancano alla partenza della gara. Risate, musica a volume alto. Una festa grandissima che ti dà una carica straordinaria.

La gara

Rientrato in hotel, riesco ad addormentarmi senza difficoltà nonostante le continue scariche di adrenalina, quella stessa adrenalina che la mattina seguente, appena svegliato, mi porterà quasi al pianto. Dicono sia normale quindi nessuno stupore, fa parte del “pacchetto emozioni” e come tale va vissuto.

La partenza della Maratona è a Staten Island, sul Ponte di Verrazzano. Ci si arriva col famosissimo traghetto Staten Island Ferry, gratuito per i maratoneti. Durante la breve tratta sarà possibile ammirare la Statua della Libertà e un meraviglioso landscape di Manhattan.

Siamo arrivati!!

L’organizzazione è impeccabile e i controlli di sicurezza eccezionali. Le batterie partono puntuali e immediatamente ci si trova ad affrontare la prima salita, proprio quella del Ponte di Verrazzano, il primo dei tre ponti che, con le loro salite, portano il dislivello totale della gara a un guadagno di quota di circa 500 metri.

Il Ponte più temuto è il Queensborough Bridge, situato al 25esimo km che vanta una salita di circa 800m con un’ascesa di 42. È da quel momento che, in moltissimi podisti, si cominciano ad intravedere i primi segni di cedimento.

Inizia a piovere da subito. La temperatura è di circa 9/10 gradi e la pioggerella correrà con tutti noi per quasi tutta la gara. Il percorso è controllato in maniera serrata dalle forze dell’ordine con misure antisommossa e antiterrorismo fantascientifiche.

I ristori, con acqua e integratori, sono ogni 2,5 km su entrambi i lati della strada e in 3 punti del tragitto sono presenti lunghissime file di bagni chimici.

Ogni 10 km vengono offerte spugnature e vaselina. Dopo il 25esimo km gli assistenti sanitari mettono a disposizione massaggi e foam roller.

Tutto perfetto! Ma in assoluto, la cosa che più rimarrà impressa nel cuore è il continuo incitamento delle persone ai lati del percorso. Tutti a battere il cinque, gente di tutte le età, cori dalle finestre, per strada, dalle villette del Queens, nel Bronx e a Manhattan, ovunque e in qualsiasi momento, migliaia di persone in festa con noi e per noi.

E i poliziotti! Io amo i poliziotti del NYPD!! Distribuiti ad ogni incrocio, controllano la gara e ti incitano con un vigore impressionante, dando il cinque e urlando: “la finirai, manca poco!”.

Mentre la musica delle numerose street band accompagna ininterrottamente la corsa, mi rendo conto che la camminata del giorno precedente comincia a darmi dei problemi. Dal 26esimo km, un leggero dolore alla caviglia destra inizia a disturbarmi. Dolore crescente, martellante. Mi ha accompagnato fino al traguardo, facendomi zoppicare, costringendomi ad alternare corsa a passo per gli ultimi, infiniti 8km.

Una sofferenza mai provata. Ma a New York non puoi gettare la spugna. Tutti tifano per tutti, hai l’incoraggiamento e la spinta di una città intera e di tutti i maratoneti che ti circondano.

Arrivati a Central Park mi rendo conto che manca meno di 1km e inizio a correre con le lacrime agli occhi per il dolore. Eccola, la Finish Line, il sogno inseguito per oltre 42km di emozioni travolgenti. Il dolore alla caviglia è lì, lo pagherò amaramente a freddo ma in quel momento ho in testa solo quella linea da superare e quella medaglia da prendere.

E’ finita. Taglio il traguardo dopo oltre 5 ore di lotta contro me stesso. Indosso la medaglia e mi accascio contro una transenna, distrutto ma con un sorriso infinito stampato in faccia. Faccio parte di quell’1% della popolazione mondiale che in quel giorno si era tatuata la parola Finisher nell’anima.

La tanto ambita medaglia…

Un applauso a New York

Partecipare alla Maratona di New York è senza dubbio una delle cose più incredibili che si possano fare nella vita. Ho fatto decine di altre gare sia di corsa che di altre discipline ma in nessun’altra circostanza mi sono sentito più gratificato.

New York e i Newyorkesi ti fanno vivere l’esperienza da protagonista assoluto, pur facendo parte di un gruppo di oltre 50.000 partecipanti.

Ti acclamano, come un eroe!!

La sera della corsa tutti sfoggiano la propria medaglia e per strada, percorrere 50 metri senza essere fermati per un abbraccio o una stretta di mano, è praticamente impossibile. Le auto suonano il clacson per festeggiare, la gente ti saluta e ti alza il pollice, quasi tutte le persone che incroci camminando si complimentano per l’impresa.

È un evento sentitissimo e gli americani riescono ad amplificare il già enorme senso di soddisfazione che si prova concludendo una competizione del genere.

La cena all’americanissimo ristorante Junior’s al 1515 di Broadway conclude, in festa, grande la giornata della gara, stampando a fuoco uno dei più bei ricordi che si possano avere nella vita.

Una menzione particolare va alla maglia che ho indossato durante la gara. Tessuto tecnico anti-sfregamento, alta traspirazione e quickdry, doppio strato su petto e schiena per mantenere ottimale la temperatura corporea, manica lunga, traspirante sui fianchi. È stato un prototipo del marchio WAR – Win All Races, disegnato e confezionato appositamente per la mia maratona. Una vera seconda pelle.

La mia WAR… straordinaria compagna di viaggio.

Luigi Pratesi: “Correre è come ridere di gusto. Bisogna continuare finché c’è fiato nei polmoni.”

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